La festa dei morti

Ricordiamo i nostri morti con questa poesia.

DEZSŐ KOSZTOLÁNYI (1885-1936)

ORAZIONE FUNEBRE

Vedete, fratelli, è morto a un tratto
e soli ci ha lasciato.
Nell’inganno ci ha tratto.
Lo conoscevamo. Non era genio né eccelso,
ma era un cuore al nostro appresso.
Ma non c’è più adesso.
È come la terra.
Ahi, si rinserra l’enorme eccesso.
Voi tutti prendetene esempio.

Tale è l’uomo,
esemplare unico.
Solo di sua specie viveva e esiste ancora
e come l’albero priva di foglia che s’assomigli,
neppur nell’evo immane sarà chi a lui somigli.
Guardate questo capo e i cari occhi infossati.
Guardate, queste mani
che si disperdono nelle nebbie immani
pietrificandosi
come reliquia
che con cuneiforme incise reca
l’antico segreto d’una vita unica.

Chiunque fosse, poco conta. Era luce, calore.
Tutti sapevano e dicevano quel che era.
Gli piacevano certi cibi.
La sua voce dalle labbra ora sigillate dal silenzio
nelle nostre orecchie risuona
come campane di chiese sommerse nell’acqua.
Diceva poc’anzi:
«Caro figliuolo, mangerei un po’ di formaggio»,
o beveva vino e guardava felice il fumo
di un’ardente sigaretta da poco
stretta tra le dita e correva, telefonava,
tesseva sogni come i fili variopinti
e gli splendeva in fronte il segno
che lo proclamava tra i milioni unico.

Puoi cercarlo invano, non lo troverai
né qua, né nella Città di Capo, neppure in Asia,
neanche nel passato e né nel ricco venturo,
chiunque può nascere, ma non lui.
Mai più s’accenderà sul suo viso
quel pallido, strano sorriso.
La mutevole, fatata fortuna
per rifare il miracolo è troppo meschina.

Miei cari amici, tutto questo somiglia
all’uomo di quella favola
in cui la vita all’improvviso pensò a lui
e di cui noi narriamo: «C’era una volta…»
Poi gli crollò la grave, orrenda, celeste vòlta
«Non c’era …», raccontiamo con pianto stavolta:
Giace colui che tentò il bene,
muta, diaccia statua di se stesso.
Non lo destano lacrima, né verbo, né farmaco.
C’era una volta, oppure non c’era nel creato…

1933

Traduzione © di Melinda B. Tamás-Tarr
http://www.osservatorioletterario.net/osservatorio101-102estratto.pdf